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6. I PRIMI ANNI “NOVANTA” E LA NASCITA DELLA AIC/SCC

Abbiamo visto nei paragrafi precedenti come la AICC e la AIC, sia pure in modo saltuario e del tutto informale, non si siano mai perse di vista e, in qualche modo, non siano mancati contatti tra loro. Come ho gia’ ricordato, fin da prima della nascita della AICC, nel 1971, e subito dopo, ipotesi di possibili forme associative comuni erano state avanzate nella corrispondenza con Giovanni Cocco e Mario Mammi (par.3). Seguiranno, negli anni 1975-76, contatti con Alessandro Vaciago in occasione della costituzione del “Gruppo di Cristallografia del CNR” e con Giovanni Ferraris, nel 1979, durante la Riunione Scientifica Annuale della AICC.
La cinetica di avvicinamento tra le due associazioni sembra comunque accelerarecon il convegno congiunto di Trento del 1980, dove AIC ed AICC si muovono insieme nell’organizzazione dell’incontro con i rispettivi colleghi svizzeri, incontro che sembra aver aperto interessanti prospettive per i crescitori soprattutto a livello internazionale. Pur non prospettando ancora una fusione completa, si inizia all’interno della AICC un serio dibattito su come promuovere, ed eventualmente istituzionalizzare, future collaborazioni con i cristallografi.
Cosi’, nel Maggio del 1981, l’Assemblea della AICC dara’ mandato al Consiglio di Presidenza di “…mantenere contatti con l’Associazione Italiana di Cristallografia, studiando nel contempo una strategia di avvicinamento che possa favorire future collaborazioni dello stesso tipo di quella particolarmente positiva del convegno di Trento…”. Lo stesso mandato sara’ riconfermato l’anno successivo durante l’assemblea tenutasi a Milano in Dicembre presso la FAST. Parallelamente, i crescitori sono informati che durante il Congresso Annuale della AIC di Firenze, l’Assemblea dei soci ha proposto “…di cercare di ufficializzare qualche forma federativa con la AICC (Notiziario AIC, Gennaio 1982)”.
Il problema dei rapporti con la AIC, ibernato negli anni 1983-84, e’ riconsiderato nel 1985, quando nei giorni 2-6 Settembre si tiene a Torino il “9-th European Crystallographic Meeting”, dove avranno un ruolo organizzativo sia i cristallografi italiani (in particolare Giovanni Ferraris e i cristallografi di Torino) che i crescitori italiani, questi ultimi attraverso l'”Open Meeting” della IUCr-Commission on Crystal Growth”. Tra l’altro, sono presenti a Torino sia il presidente della IUCr, Theo Hahn, che il “past-chairman” della Commissione IUCr per la Crescita, Emanuel Kaldis. In altre parole, sia i cristallografi che i crescitori (da meno di un anno ero stato eletto “chairman” della Commissione) si sentono entrambi sotto esame.
Questo convegno di Torino e’ comunque una occasione per discutere possibili forme di collaborazione tra AIC e AICC. Si discute anche di un’eventuale fusione tra le due associazioni ed Emanuel Kaldis, presente ad una di queste discussioni, richiama la soluzione svizzera, a cui si e’ fatto cenno precedentemente, suggerendola come soluzione ottimale per la particolare situazione italiana.
Piu’ o meno a far data dal convegno europeo di Torino, cominciano a formarsi tra i crescitori italiani due diversi atteggiamenti, uno favorevole ad una fusione con la AIC sulla base del modello svizzero e sul presupposto che non si perda l’affiliazione alla IOCG; ed uno contrario a qualunque tipo di fusione, ma solo disposto ad istituzionalizzare schemi concordati di collaborazione, visti come particolarmente utili nel confronto internazionale. Il primo atteggiamento e’ soprattutto condiviso dai crescitori di estrazione accademica e (in parte) di area governativa; aderiscono al secondo soprattutto i crescitori di provenienza industriale. Il dibattito interno alla AICC tra questi due diversi modi di vedere una futura collocazione dell’associazione, non solo rallentera’ la convergenza verso la fusione, ma, a fusione avvenuta, sara’ purtroppo una delle cause della considerevole riduzione del numero di crescitori che aderiranno alla “sezione crescita” della AIC.
Nel biennio 1986-87, i contatti tra AICC e AIC sono di nuovo ibernati. Nel 1986 la AICC e’ distratta dalle scuole internazionali (di cui e’ co-sponsor) organizzate dalla IUCr-Commission on Crystal Growth a Trieste [39] ed al Cairo, ed alle quali parteciperanno come docenti (e a Trieste anche come studenti) diversi crescitori italiani. Inoltre, in Luglio, si tiene a York, in Inghilterra, il congresso internazionale della IOCG, l’ICCG-8 [50], a cui parteciperanno numerosi crescitori italiani e dove la AICC dovra’ riferire sulle attivita’ di crescita in Italia per il triennio 1984-86. Situazione quasi analoga nel 1987 dove pero’, a livello non ufficiale, si avranno alcune occasioni per franchi scambi di vedute su possibili futuri rapporti AIC/AICC.
Una occasione e’ a Perth, in Australia, dove l’Assemblea Generale del XIV-esimo Congresso della IUCr sancisce il passaggio di presidenza da Theo Hahn a Mario Nardelli. Sono presenti a Perth diversi cristallografi italiani, tra cui Mario Mammi, Angiola Chiesi Villa (allora rispettivamente presidente e segretario della AIC), Beppe Filippini, Giuliano Fagherazzi (che avevo conosciuto all’Istituto Donegani nei primi anni “settanta”) ed altri. La mia presenza a Perth era dovuta alla organizzazione dell’Open Meeting della IUCr-Commission on Crystal Growth a cui erano stati invitati il tedesco Klaus Benz e l’indiano Krishan Lal, e che dovevo presiedere. Nelle pause dei lavori del Congresso il gruppo di italiani (che festeggera’ la presidenza di Mario Nardelli sulla cima di un grattacielo di Perth, in un “revolving restaurant” scoperto da Angiola Chiesi e da cui si potra’ ammirare “Perth by night” sotto tutti gli azimut) non solo riuscira’ ad esplorare bellissime spiagge oceaniche (Scarborogh Bay) ed impressionanti distese desertiche, ma trovera’ anche il modo di discutere di AIC e AICC e di loro possibili confluenze. Ricordo in particolare una franca discussione con Mario Mammi al riguardo, che mi chiari’ molti aspetti di un’eventuale fusione tra le due associazioni.
Un altro ricordo del Congresso di Perth e’ legato al ritorno in Italia. Quando, dopo vari scali (Singapore, Muscat nell’Oman, Londra), la sera del 23 Agosto Angiola, Nardelli ed io atterrammo a Milano, avemmo la sgradita sorpresa di scoprire che i bagagli non ci avevano seguito; arriveranno, fatti i dovuti reclami, qualche settimana dopo per corriere a domicilio. La cosa, allora, mi creo’ qualche problema in quanto, essendo stato invitato come docente, assieme ad altri crescitori italiani (Lucio Zanotti, Federico Bedarida, Dino Aquilano), alla scuola NATO sulla crescita [51] organizzata da Hans Arend ad Erice per il 27 Agosto, mi ritrovai, in pieno Agosto e con tempi ristrettissimi, a dover rinnovare un minimo di guardaroba per poter partire per Erice.
Il 1988 e’ un anno importante per i crescitori italiani. Come gia’ accennato, in Aprile si tiene il sesto FICH-workshop a Torino e a Maggio l’ICG-1988 a Parma. A Torino, con i colleghi francesi e svizzeri, si fa il punto sulla “caratterizzazione strutturale e microanalitica” e sul suo stato di avanzamento nella ricerca cristallogenetica applicata alla moderna dispositivistica elettronica. Si parla di silicio, semiconduttori III-V, eterostrutture, superconduttori, e del ruolo della diagnostica e della fisica dello stato solido nel definire il livello di applicabilita’ dei vari materiali cristallini. Questo workshop, che fu senz’altro un evento di successo ed evidenzio’, tra l’altro, l’importanza crescente dei metodi di caratterizzazione cristallografica e di microscopia elettronica, lascio’ tuttavia una qualche impressione che il ruolo della cristallogenesi (intesa come scienza e tecnologia dei processi di cristallizzazione) non fosse piu’ chiaramente definito.
La stessa impressione, in molti crescitori, si accentuo’ durante i lavori dell’ICG-1988 a Parma. La maggior parte delle comunicazioni (e