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Eligio Perucca: serendipity across the Atlantic

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Vorrei raccontare un incredibile episodio che mi è capitato quest’estate mentre partecipavo ai lavori del congresso della ACA a Salt Lake City (21-26 luglio 2007) e che mi ha stimolato ad intraprendere altre ricerche storiche sempre legate al nostro mestiere di cristallografi.

Nella sessione dedicata al premio Fankuchen attribuito a Frank Herbstein, l’ultimo oratore è stato un certo Bart Kahr della University of Washington a Seattle, che non conoscevo. Il titolo della presentazione “Eligio Perucca first observed induced optical activity in 1919” mi ha incuriosito dal momento che sollevava in me antichi ricordi di quel terribile professore di fisica del Politecnico di Torino, autentico terrore di intere generazioni di studenti di ingegneria, tra cui contavo anche alcuni amici. Ho ancora nei miei scaffali i due volumi del suo trattato di Fisica, un chiarissimo testo infarcito di dettagliate descrizioni e bellissime figure di strumenti oggi del tutto obsoleti.
Perché lo si rievocava in mezzo ai mormoni di Salt Lake City?

Bart Kahr racconta un’affascinante storia, mescolando storia e cristallografia con uno humor alla Woody Allen: vengo così a sapere che in un suo lavoro del 1919 (Nuovo Cimento, 1919, 18, 112-154) Perucca aveva anticipato, senza rendersene conto, la scoperta di due importanti effetti: i) l’attività ottica indotta, normalmente attribuito a Pfeiffer (Chem. Ber., 1931) e ii) l’assorbimento enantioselettivo su cristalli chirali, normalmente attribuito a Bonner (Science, 1974).

Kahr ed i suoi colleghi hanno ripetuto con moderni strumenti gli esperimenti di Perucca in cui egli aveva misurato il potere rotatorio di cristalli chirali di NaClO3 che erano stati cresciuti in presenza di una miscela racema di un colorante blu. Ed ecco che il terribile Professor Perucca diventa un eroe sconosciuto nel laboratorio di Seattle, ma Kahr cerca di informarsi sul personaggio e trova un articolo in cui egli è definito “un personaggio bizzarro”. Poi leggendo la biografia di M. Anissimov “Primo Levi o la tragedia di un ottimista” trova che Perucca fu uno dei professori che rifiutò la tesi a Primo Levi (un altro torinese!!) in quanto ebreo. Nel tipico atteggiamento mentale di molti film americani, secondo cui ci sono solo il “buono” ed il “cattivo”, l’eroe diventa subito “bizzarro e fascista”.

Colpito nell’orgoglio sabaudo, non ho più potuto trattenermi dall’intervenire; Angelo Gavezzotti (insignito del premio Trueblood nello stesso giorno) è stato testimone del mio balzo verso il microfono. Dopo aver citato un episodio della terribile fama di Perucca con gli studenti (penso che il “bizzarro” si riferisse ad essa), ho fatto presente che l’affermazione della Anissimov mi sembrava molto dubbia, dal momento che Levi studiava chimica all’Università e Perucca insegnava fisica al Politecnico, che a Torino, come a Milano, è un altro ateneo.

Ho poi promesso che tornato a Torino avrei indagato su questa storia. E’ quindi nata un’amicizia con Bart e qualcuno ci ha subito fatto una foto assieme.

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La foto di Davide Viterbo con Bart Kahr

Joel Berstein che presiedeva la sessione è rimasto vivamente colpito dall’episodio e lo ha descritto sulle newsletters “ACA RefleXions”. Egli ha scritto “As it happened, Kahr’s tales of Perucca provided the impetus for a rare and truly memorable moment. Unbeknownst to Kahr, the audience was graced by the presence of Davide Viterbo……. Even before Kahr completed his lecture, Viterbo requested – and was granted – permission to approach the microphone and relate a few personal accounts, confirming Kahr’s anecdotal tales of Perucca’s classroom tyranny. The question of whether Perucca had first observed induced optical activity is still open to debate, but the lecture, and the atmosphere created by that incident and the day long sharing of academic experiences by the speakers provided a fitting close to a unique day of award symposia honoring two distinguished members of the crystallographic community. It was the stuff memories are made of.

Ho già intervistato molte persone a Torino ed ho potuto corroborare i miei dubbi su quanto riportato dalla Anissimov, ma per ora non sono ancora riuscito ad avere prove definitive. C’è unanime consenso, soprattutto tra chi è stato suo stretto collaboratore, circa il fatto che Perucca fosse sinceramente antifascista. Come mi ha riferito il mio amico Renato Portesi, suo compagno di lavoro per più di 10 anni alla SIVA, lo stesso Primo Levi ne era stato testimone.